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Com’è possibile scrivere una recensione su un simile lavoro? Com’è possibile descrivere efficacemente la concentrazione di schizofrenia e dissonanze emotive che imbrattano ogni singola nota di questa follia musicale? Per descrivere efficacemente questa cosa servirebbe il più aggiornato manuale di psicopatologia, e un buon psichiatra forense abituato a sentirne di tutti i colori.
Dico questo perché "666International" non è un disco normale. E' un caos quasi inestricabile, è un’apparente schizofrenia musicale senza senso, ma, proprio in quanto espressione schizofrenica, un suo senso ce l’ha. Le normali barriere interno-esterno vengono distrutte, i significati non vengono ribaltati, ma vengono lacerati e scomposti per assumere forma diversa, ma che mantiene il nucleo centrale, il significato originario. Quale sia il nucleo centrale e originario di questa follia, non lo so, ma posso comunque supporre che l’intento del lavoro sia quello di dimostrare che la follia musicale e la creatività umane non hanno limiti. E infatti è proprio qui che sta il nocciolo della questione: al pari di pochi altri lavori nella storia del Metal, questo "666International" si è preposto di abbattere barriere con tutta la follia disponibile. Esprimere disagio? Cattiveria? Malvagità? Distruzione? No, questo lavoro esprime più che altro tutta la pazzia della mente di Adrahn (voce e chitarre) e Vicotnik (chitarre), i due principali compositori. Se, stando alle informazioni in mio possesso, alcuni membri dei Dødheimsgard hanno avuto veramente dei trascorsi di internamento in istituti psichiatrici, non è difficile capire come possa essere stato creato questo capolavoro, questo inno alla schizofrenia.
Chitarre che sembrano motoseghe maneggiate da dementi affetti da tutte le turbe mentali di questa dimensione, batteria spinta ai limiti dell’impossibile, e poi improvvisi e sconcertanti rallentamenti, giusto il tempo per rimanere a bocca aperta per siffatta dissonanza musicale ed emotiva, poi ecco che riparte tutta la follia delle chitarre, della batteria e della voce malata di Adrahn. E poi ecco che tra una canzone e l’altra s’insinuano delle tracce apparentemente senza senso: eteree sonate di pianoforte, ma che ogni tanto lasciano intendere malattie mentali. Come? Buttando qua e là delle note stonate, come se le articolazioni delle dita del pianista si contorcessero improvvisamente in spasmi di sofferenza. E dopo questi brevissimi sprazzi di lucidità mentale, ecco ripartire la psicopatologia.
Tutto il lavoro sembra essere impostato per raccontare le esperienze tipiche di uno schizofrenico, coi suoi abissi di disperazione alternati a improvvisi squarci di stabilità psichica, tanto sconcertanti quanto fragili. La realtà va e viene, i confini sono labili, e alla fine ci si domanda seriamente quale sia la realtà, cosa sia e su quali basi possa appoggiare. Con questo "666International" i Dødheimsgard cantano e suonano filosofie, liriche all’universo sia mentale che fisico, narrazioni di disturbi mentali. L’ho detto e lo ripeto: ascoltando questo lavoro sembra di leggere manuali di psichiatria e di neuroscienze, e qui potrei anche fare i nomi degli autori a cui fare riferimento, ma a questo punto sconfinerei effettivamente in dissertazioni che nulla hanno a che fare con la recensione di un disco.
Le chiavi di lettura di questo lavoro sono, a mio avviso, molteplici. Forse la sua uscita è stata ben calcolata? Era il 1999, e l’inizio del nuovo millennio era alle porte - e di certo nessuno ci ha mai creduto alla tavoletta che sarebbe stato un nuovo millennio di ordine e armonia. Tutt’altro. Questo disco voleva forse rappresentare il caos che sarebbe venuto di lì a poco con l’avvento del ventunesimo secolo? Può essere, io non posso affermarlo con certezza. Sta ad ognuno di voi leggervi i significati che pensa di intravedere tra le note di questa mostruosità.
Questi erano i Dødheimsgard prima di quell’incredibile baggianata di "Supervillain Outcast". Nati da lidi prettamente Black Metal, evolutosi in una creatura informe, senza categorie, sperimentazione e follia allo stato puro dove si mescolano vaghe e solitarie note di pianoforte in mezzo a un oceano di tempi di batteria assurdi, dissonanti e illogici (ma non fatti a caso, lo ribadisco), a urla e chitarre dall’apparente non-sense. Ho letto di altre recensioni che stroncano questo "666International", e mi viene sempre da pensare: magari a questi miei colleghi avrebbe fatto più piacere di recensire un disco lineare e corretto, facile da intendere, magari orecchiabile, da ascoltare con gli amici in macchina. Io non lo so e sinceramente non me ne frega nulla. Se per costoro questo è un lavoro da buttare nel cesso, io dico e ripeto anche sotto tortura che non hanno capito nulla. Se volete ascoltare qualcosa di veramente folle, qualcosa che faccia di peggio degli Aborym, giusto per fare un esempio a caso, ascoltatevi questo album, e non ne rimarrete delusi.
Track List:
01. Shiva-Interfere
02. Ion Storm
03. Carpet Bombino
04. Regno Potiri
05. Final Conquest
06. Logic
07. Sonar Bliss
08. Magic
09. Completion
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